Introduzione alla mostra

“TRASTEVERE – Intrecci d’arte e di vita” vuole dare forma e voce all’anima autentica e vitale di Trastevere e farla riscoprire ai romani e ai turisti, innanzitutto attraverso le testimonianze di 33 “testimoni guida” residenti od operanti nel quartiere: abitanti, gestori di bar e ristoranti storici, artigiani, artisti, registi, scrittori, giornalisti.

Il cuore della manifestazione, nonché la parte promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina i Beni Culturali, ha sede nel Museo di Roma in Trastevere. Da qui la manifestazione si espande in circa 60 locali (“storici” o recenti) e in vari significativi luoghi del rione, sotto il Patrocinio e  con la Collaborazione del Municipio Roma I Centro.

Installazione su Adrian Rodriguez, Polvere di Tempo (foto di F. Parisella)

Trastevere – intrecci d’arte e di vita
ha una natura e una struttura unica ed inedita:

È una manifestazione a “chilometro zero”, ovvero tutti i materiali che saranno in mostra nel museo e nel quartiere (foto, opere d’arte, oggetti, documenti, scritti, video interviste ecc) sono stati raccolti tutti nel rione nel raggio di 800 metri;

È una manifestazione “compartecipata” che è stata possibile attraverso il coinvolgimento e la sinergia di circa 200 persone residenti o attive nel quartiere e l’impegno di un piccolo gruppo di persone che si è dedicato al progetto come “volontari” sposati alla causa;

Costituisce un vero e proprio “museo diffuso e policentrico”. Il percorso espositivo nel quartiere non ha a che fare con la convenzionale “arte in vetrina”: nel nostro caso sono le opere degli artisti a rendere omaggio al variegato tessuto di attività e luoghi che caratterizzano Trastevere, molti dei quali sono già in se stessi delle “camere delle meraviglie” e come tali preziose “edicole” del nostro museo territoriale;


Introduzione

«Vi amo, voi tutti che siete in questo bar»

Nanni Moretti, “La messa è finita”

 

Quello che qui intorno vi circonda è stato creato, ideato e raccolto all’interno del rione di Trastevere, ma non è certo solo questa la sua unica originale caratteristica. Innanzitutto perché vede raccolte le testimonianze, le immagini e le parole di un eterogeneo gruppo di persone che usualmente non sono ospitate in mostra, specie tutte insieme: abitanti del rione, gestori di bar, ristoranti, librerie e di ogni altro tipo di attività cosiddette “commerciali”, e poi artigiani, artisti di strada, associazioni indipendenti, registi, scrittori, giornalisti, sindacalisti…inclusi  ovviamente anche i tanti artisti, d’ogni generazione, riconosciuti o meno, che vivono o lavorano a Trastevere. 

Tutto questo non poteva essere raccolto con uno sguardo scientifico, con l’usuale approccio categorizzante e gerarchico, o con la pretesa di ricostruire e testimoniare tutti gli intrecci d’arte e vita del rione, tutte le storie e tutte le attività, storiche o recenti, che hanno avuto vita o vivono tuttora nel territorio. Impresa vana e impossibile, oltre che scorretta rispetto ad un organismo vivente come una città o un quartiere, figuriamoci rispetto ad un rione unico come Trastevere. Era quindi necessario un approccio d’artista, uno sguardo soggettivo, libero da sovrastrutture o pianificazioni metodologiche, capace così di trasformarsi passo dopo passo, incontro dopo incontro; uno sguardo affettivo ed empatico, quindi non il solito sguardo d’artista autoreferenziale, rinchiuso nel suo orticello mondano o di mestiere, e soprattutto nel suo spesso malcelato (e infondato) senso di superiorità. Non è un caso che sullo stendardo che ora campeggia su piazza S.Egidio, accanto ai ritratti dei testimoni guida, vi sia l’immagine di un artista di strada, di un clown con megafono in mano.

Questa nostra ricerca è un invito a trovare l’arte che c’è nella vita e nel lavoro di ognuno, a svilupparla ancor di più, anche come antidoto al degrado generale e al proliferarsi di tante nuove attività  “senza arte” e senza scrupoli. Ma questa mostra, e la manifestazione che con le “Edicole” e le “Divinazioni” si è diramata nel territorio, sono anche un invito rivolto a tutti coloro che si definiscono artisti a trovare e mettere in moto nel loro lavoro  l’anima, il corpo e il sangue che scorre nella vita, negli altri, nell’insieme di una comunità che, come è da sempre qui a Trastevere, è un organismo vivente che include in un unico ricamo “belli” e “brutti”, “sani” e “malati”, credenti e non credenti, insigni poeti ed emarginati, funzionari di stato e carbonari, partigiani e tutti quegli spiriti liberi che nessun “re del mondo” potrà mai imprigionare.

Se questa ricerca e questa manifestazione ha potuto prendere corpo è proprio grazie agli abitanti di Trastevere, ai testimoni guida e agli artisti che hanno contribuito ad attuarla, partecipando e non rinchiudendosi in se stessi, creando rete, risvegliando speranze, energie e idealità che oggi sono troppo speso ridotte al “lumicino”. E grazie anche a tutti coloro che come rappresentanti delle istituzioni ci sono stati più vicini: Silvana Bonfili, Sabrina Alfonsi, Cinzia Guido, Tatiana Campioni; e poi, “last but not least”, i componenti dello staff della mostra che generosamente hanno contribuito a dar forma a tutto quello che ora qui nel museo vi circonda: Manuela Evangelista, Giovanna Sarno, Federico Passi, Francesca Dell’Era, Fabrizio Sabelli, Fabio Parisella, Valerio Sammartino, e poi, in fase di installazione Luan Scaringella, Rocco di Ciero, Cristina Falasca, Stefano Minzi e ai tanti nuovi amici che ci hanno aiutato a completare la mostra.

Andrea Fogli