Proiezione “Gente di Trastevere”  di Mohssen Kasirossafar e di “Cinestrastevere” di Federico Passi e Manuela Evangelista

DOMENICA 5 FEBBRAIO 2017
in occasione del giorno di visita gratuita per i romani ai musei proponiamo il seguente programma:

dalle ore 15, davanti scalette del museo, 

happening di street art di Pinto, Pate e di Gojo, ispirato ad immagini simbolo di Trastevere.
Le opere poi saranno collocate nel patio del museo fino a fine mostra.

SALA CONFERENZE

ore 16.30
Breve presentazione della storia del grande noce dell’Orto Botanico di Roma attraverso Opera senza io di Silvia Stucky, un libro d’artista dedicato all’albero, con la partecipazione della direttrice dell’Orto, Loretta Gratani. Il libro è nato osservando e fotografando l’albero centenario per raccontarne la storia: il noce caduto nel 2008 è stato salvato dai giardinieri e dalla direttrice dell’Orto, e vive da allora adagiato sul terreno in tutto il suo splendore.
 
ore 17.00
“Gente di Trastevere” (dur.60m, 2013/2016)
proiezione del primo lungometraggio di Mohssen Kasirossafar, ,
Il liutaio, musicista, fotografo e poeta iraniano che da 25 anni ha la sua magica bottega a vicolo del Cedro, nel corso di 3 anni ha realizzato con uno smartphone un documentario che
cattura momenti, dialoghi, situazioni di Trastevere.
ore 18.15
CINESTRASTEVERE (50′, 2017)
Un montaggio di 70 anni di scene di cinema nelle strade di Trastevere a cura di Federico Passi e di Manuela Evangelista. 
Da Campo dei Fiori (1942) e L’ultima Carozzella (1943), fino a Ladri di biciclette (De Sica 1948), Senso (Visconti 1955), L’uomo di paglia (Germi 1955), Belle ma povere (Risi, 1957), La ciociara (De Sica 1960), Carmen di Trastevere (Gallone 1962), Trastevere (Tozzi 1971), Roma (Fellini 1972), La Luna (Bertolucci 1979), Identificazione di una donna (Antonioni 1982), La grande bellezza (Sorrentino 2013) e altri, il cinema ha ambientato a Trastevere molte delle sue scene piu’ famose. Il montaggio è una occasione per scoprire un percorso tra le strade di una Trastevere inedita, scelta, a volte, anche per interpretare altri luoghi.